Morto un blog se ne fa un altro.

Eccomi, ordunque come promesso, emozionata e forse anche un po’ incapace (WordPress mi è cosa nuova) aprire un nuovo blog, dopo comunque aver definitivamente chiuso e seppellito nelle viscere dell’etere quello vecchio, che diciamocelo, la storia sua l’aveva fatta e anche finita da un bel po’. Gli ho celebrato un brevissimo funerale, con molte madonne tirate nella testa, perchè non mi è stato immediato capire come diavolo dovevo fare a ucciderlo e disfarmi completamente del suo ingombrante cadavere. Per di più erano forse 14-15 mesi che non ci rimettevo piede. E’ stato comunque tutto abbastanza rapido e indolore. Mi piace fare le cose ammodo, essendo metodica e compulsiva, ci tengo a chiudere, distruggere, vaporizzare, tirare una bella riga sopra, prima d’incominciare qualcosa di nuovo. E’ una questione di ordine, di pulizia. E’ una questione di salute mentale. Nessun timore, il prezioso contenuto di sette anni di scrittura è stato già salvato e incapsulato nell’hard disck del mio pc da tempo, nonché inviato al mio secondo indirizzo mail dal mio primo indirizzo mail, perché non si sa mai, con queste tecnologie non c’è mai da fidarsi un granchè, metti che mi prenda fuoco il computer, che mi venga fottuto, o anche solo che entri in sciopero (e visto come lo tratto, non è opzione così aliena), in qualche modo dovrò tutelare no la mia immensa e incommensurabile produzione cerebrale o cerebrolesa, a seconda della fazione per cui parteggiate, idolatranti groupies o feroci deniratori di me medesima? La risposta è ovviamente si. Sicché, chiuso il blog su blogger, messo al sicuro tutto ciò che vi era contenuto eccomi qua, dopo più di un anno di assenza, ad aprire un nuovo blog che mi raccomando guardiamo di leggere e seguire perché non ve ne pentirete, vedrete, saprò regalarvi emozioni, non importa se belle o brutte, qualcosa vi susciterò, ne sono piuttosto certa, anche solo la voglia di spaccarmi la faccia o che so io, magari bannarmi da facebook. Ma volete mettere? Son comunque emozioni e per altro ho sempre sostenuto che l’odio fosse un sentimento nobile ed edificante, di natura squisitamente umana, a lungo, troppo a lungo, bistrattato e sottovalutato. Ma insomma poi se vi suscitassi anche del bene, schifo non mi farebbe, no, questo no.

Perché cazzo ti devi mettere ad aprire un blog adesso poi ce lo devi spiegare. Sei fuori tempo massimo, i blog non sono più di moda, la scrittura non è più di moda (se non su format televisisvi per utenti con contenuti mentali ristretti) e poi diciamocelo, leggere migliaia di battute su uno schermo luminoso frantuma veramente i coglioni, oltreché le cataratte. Eccomi, sempre bastiancontrario, sempre temporalmente sfalsata, sempre che voglio fare di testa mia senza mai stare a sentire nessuno, che poi anch’io mi so dare degli ottimi consigli eh, come direbbe la mia amica Alice, e infatti era già da tanto tempo che mi risfrullava in mente quest’idea malsana e fin’ora ero sempre riuscita a ricacciarla in quelle pieghe dell’encefalo da dove era venuta, respingevo con successo i suoi assalti lusinganti e feroci, ma ultimamente ho riniziato a scrivere spesso, sempre più spesso, sull’internet e la cosa mi è un po’ sfuggita di mano. Nel senso, ho notato che scrivere pubblicamente con la gente che mi leggeva, mi metteva i mipiace e a volte mi commentava, mentre il più delle volte mi scriveva in privato, segno evidente che vedete, le emozioni le so suscitare davvero, mi gasava da morire, vuoi che sono un’esibizionista che ha sempre bisogno di stare al centro dell’attenzione, vuoi che probailmente è un meccanismo naturale dello scrivere, come di tutte le espressioni artistiche, avere un riscontro di pubblico, ecco, insomma è andata che non ce l’ho più fatta. Stamani mi son svegliata con questo bisogno irrefrenabile che dovevo soddisfare, e allora nulla, l’ho soddisfatto, mi sembra anche giusto no, mi mancava avere un blog, anche così per dirlo in giro, sai ho un blog, che poi non significa un cazzo però son quelle cose che ti danno sicurezza, una coperta di linus sotto cui sto proprio bene. In effetti non mi son nemmeno occupata più di tanto della grafica e di queste questioni qua, no, io volevo proprio scrivere subito e di filata, come quando torni a casa da un fuori qualsiasi con 30° all’ombra e la prima cosa che devi fare è agguantare dell’acqua e tracannarla come se ne andasse del tuo stesso respiro, mica te ne frega qualcosa di che acqua è, l’importante è bere, lunghe e rigeneranti sorsate. E qui, cari miei, l’importante è scrivere, a lunghe e rigeneranti sorsate. Beh, vabbé la grafica verrà dopo, e chi se ne frega se non avrà successo e mi leggeranno sempre i soliti due (che poi prima della fine lo so, si romperanno i coglioni anche quei due), l’importante è soddisfare questo mio pruriginoso bisogno, e lo so, scrivevo molto anche su fb ultimamente, ma secondo me fb è poco adatto, insomma io volevo più spazio vitale, volevo più aria, volevo una pagina bianca sconfinata, un lebensraum concettuale e letterario, adesso ce l’ho, nuovo nuovo e son contenta, parecchio davvero.

E quindi stasera uscirò e dirò a tutti sai ho un blog, e la gente mi dirà figo (nel migliore dei casi, nel peggiore mi regalerà un sorriso ebete che tradotto vuol dire ecchissene), ed io sarò entusiasta e come atto supremo di solipsismo farò un bridisi a me, novello donchisciotte, che sfida l’era del 2.0 sotto la tirannia feroce dei 140 caratteri di un tweet, per regalarvi parole da bere come lunghe e rigeneranti sorsate d’acqua fresca, e frantumarvi i coglioni, può darsi, ma le cataratte di sicuro.

 

 

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