Voglio andare a vivere in Abruzzo

 

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E nulla, è successo che è scoppiato un temporale ed io mi sono svegliata nel cuore della notte per i tuoni, abitudine che per altro ho preso ultimamente, svegliarmi nel cuore della notte dico, a prescindere dai temporali, credo sia la mancanza di thc, e per carità, è bello non avere fame ventiquattr’ore su ventiquattro però ecco il fastidioso effetto collaterale dell’’insonnia. Dunque, dicevo, mi sono svegliata e dopo aver spulciato un po’ sull’Iphone e aver realizzato che nulla, non c’è niente da fare, il sonno mi è passato del tutto e probabilmente non richiuderò occhio fino a domattina alle dieci, mi è parsa cosa buona e sensata impiegare quanto meno questo tempo morto notturno per fare qualcosa. A esser totalmente sincera, scrivere non è la prima cosa che mi è venuta in mente. Nell’ordine: farmi la luce pulsata che ierisera non ho avuto voglia di fare ma anche adesso alle 4 di notte insomma, la voglia sta continuato a mancare; mandare un messaggio, e vabbé a parte che è una cosa che richiede tre secondi tre, ma poi ancora non mi pare il momento e forse non è un’idea geniale, debbo rifletterci, fatemici riflettere ancora un po’; leggere che poteva essere un validissimo modo d’impiegare il tempo, perché leggere lo è sempre, ma alla fine l’idea di scrivere ha avuto il sopravvento e quindi la meglio, e poi non so se volete mettere scrivere la notte con l’accompagnamento orchestrato in cielo di tuoni e fulmini che pare il giorno del castigo, no dico.

Ho passato quattro giorni in Abruzzo e voglio dirlo subito e senza troppi giri di parole; l’Abruzzo è stupendo. E’ una terra magnifica e sospesa nel tempo, una terra magica che mi ha smosso qualcosa dentro. Sono contenta di esserci andata, parecchio. Fondamentalmente in Abruzzo non c’è un cazzo nulla; puoi guidare per chilometri e chilometri lungo una strada che taglia vallate sconfinate a perdita d’occhio (e comunque se un’altitudine media di 800/1000 m vi sembra “vallata”) e montagne, montagne ovunque, aspre e appuntite, montagne altissime che orlano l’orizzonte da qualsiasi parte lo si guardi, e non incontrare il benché minimo segno di civiltà, non a caso ho saputo che in una di queste valli c’hanno girato “Trinità”, ecco, non so se mi spiego. Questa cosa della natura che regna incontrastata manco a dirlo mi ha messo in uno stato di grazia che mai mai, infatti mi son dimenticata di tutto o quasi, anche del tempo, mi par d’essere stata via un mese, eppure son partita solo giovedì. E si lo so, nelle vacanze succede sempre così, c’avete fatto caso? La dilatazione del tempo assume forme giganteggianti, si smaglia, si slabbra a dismisura. Non so sinceramente da che dipenda, ci debbono essere delle zone nel cervello che si attivano ad una diversa percezione temporale, vorrei approfondire l’argomento, forse è lo stacco dal quotidiano, la traslazione dello spazio, forse sto dicendo un sacco di scempiaggini, ho anche provato a fare una ricerca sull’internet ma non ho trovato nulla, a parte della delusione.Io naturalmente in Abruzzo ci sono andata per le montagne, che vi credevate? Per le montagne e per camminare, infatti ho camminato moltissimo che è la meglio cosa quando uno ha dei pensieri e vuol farli evaporare; si ok, ognuno ha il suo metodo, voi magari raggiungete il nirvana sdraiati su una battigia a prendervi le belle radiazioni ultraviolette del sole, questa grande centrale nucleare di cui tutti sottovalutate sempre l’aspetto terrifico, bhé, io invece vado a camminare (con una rigorosa protezione 50) e più faccio fatica e meno penso. I pensieri si condensano e scivolano giù, preda della forza di gravità, insieme al sudore sull’epidermide; diventano nulli, inoffensivi, la testa si svuota, diviene leggera, atta alla salita, tutta la concentrazione è sul meccanismo della respirazione e sui muscoli che lavorano, è una meraviglia ve lo garantisco. Ecco, non so se esista un’equivalente della Sindrome di Stendhal per la montagna, ma io certamente ho vissuto qualcosa di molto analogo quando sono salita sul Gran Sasso, a quasi tremila metri d’altitudine, in quelle tre ore di cammino, l’ultima praticamente tutta arrampicata sulla roccia rischiando molte volte la vita, mi veniva da piangere costantemente per la bellezza del paesaggio, davvero non lo dico per dire, ho sentito spesso le lacrime affiorare, avevo la testa che mi girava ci sentivo una pressione fortissima e le vertigini sia a guardare in giù ma anche a guardare in su. Inutile dire che da lì, da quel Corno Grande raggiunto così a fatica, io non sarei mai voluta scendere, e invece sono scesa (con non poche difficoltà, vi assicuro che scendere da una montagna di sassi che franano e farsi un dislivello di quasi mille metri non è propriamente una “passeggiata”) e sono andata a vedere questo paese bellissimo che è l’Abruzzo, con il suo nulla magnifico e selvaggio dove incontri solo bestie, bestie bellissime dagli occhi grandi e dolci, dai movimenti lenti e antichi, bestie che ve lo giuro avrei carezzato sulla testa all’infinito, forse per toccare con mano quella bellezza che noi umani non capiamo quasi mai a fondo. E poi, infine, sono andata a L’Aquila; era una vita che volevo andarci, cinque anni, cinque anni da quello sciagurato giorno, e dopo cinque lunghi anni ho trovato ancora una città ferita, trafitta, una città accatastata piena di gru che sfidano il cielo e macerie, ovunque macerie, case sventrate, crepe, calcinacci, con un centro disabitato e fantasma, con un che di spettrale, tutto recintato, impacchettato, messo in sicurezza da travi e impalcature. Sembra di entrare in una città bombardata, accartocciata su se stessa, ho girovagato per i vicoli del centro, la zona rossa, in silenzio e bordoni addosso, in che altro cazzo di modo ci vuoi girare se non in silenzio e bordoni addosso per l’appunto? Ecco, se vi capita andateci a L’Aquila, andate a vedere lo scempio, verificatelo di persona, quella ferita nel cuore d’Italia che ha ancora un tempo infinito davanti a sé per rimarginarsi, andate a rendervene conto, è sempre opportuno secondo me visitare luoghi di tragedia, fa male ma fa anche bene alla mente.

Caro Abruzzo mi sei piaciuto proprio parecchio e quel, seppur poco, che ho visto è stato come un caldo abbraccio dall’invitante e ammiccante invito a tornare. Adesso invece io provo a tornare a dormire, che vi sarete anche rotti le palle di leggere, il temporale è finito e del resto lo è anche la notte e io devo ricordarmi di assumere un po’ di thc la sera prima d’addormentarmi, andiamo in pace e stiamo sereni che tanto non mando nessun messaggio, per ora; spengo la luce e arrivederci che tanto il prossimo fine settimana, oltre ad avere un anno di più, me ne vado con gran giubilo a Treviso.

2 thoughts on “Voglio andare a vivere in Abruzzo

  1. …leggevo sulla wiki, ‘bout da Abruzz:

    “Other popular dishes include:

    Gnocchi carrati, flavored with bacon, eggs and pecorino cheese
    Scrippelle, a rustic French-style crêpe served either mbusse (a type of soup) or used to form a sort of soufflé with some ragù and stuffed with chicken liver, meatballs, hard-boiled eggs, and cheese
    Pastuccia, a polenta stew with sausage, eggs, and cheese”

    Ciccia, uova, formaggio.
    Rinse and repeat.

    Happiness.

    E poi gli arrosticini.

    Io quest’anno ho rivalutato le Marche (appena un pó piú su). Ho visto parecchi giovani ed anziani, come nelle regioni “in via di sviluppo”, tipo il Brasile. Una volta in questi posti si facevano tante cose fighe, tipo i sintetizzatori, gli hammond, e le fise.

    Pensiero ad alta condivisibilitá.

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