UNHappy BIRD-day to me

Francesca-Woodman-Book-11

I compleanni sono difficili, e questo è subito bene metterlo in chiaro. Io odio i compleanni, in particolare il mio, lo passo quasi sempre chiusa in casa piangendo e spesso i postumi dell’alcol rafforzano questa mia depressione caspica, una vocazione al trionfo ed al pianto, perché vedete di alcol ne serve sempre molto quando si tratta di un compleanno, soprattutto il mio. Chissà perché, me lo chiedo spesso, sarà la mia naturale inclinazione allo spirito di tragedia, ecco, ma non riesco ad esultare per lo scorrere del tempo e gli insulti che mi lascia addosso sono sputi nella bocca, c’ho provato eh, ma proprio non ci riesco, il mio ideale perfetto sarebbe un tempo immoto e immobile, che faccia solo finta di scorrere ma in realtà si rapprenda e resti lì, sospeso. Il tempo è un assassino incatturabile che passa e offende, è l’aberrante tragedia dell’evidenza della cosa terribile (Marcel, mio adorato Marcel, dove sei? Mi manca leggerti). Dopo questo preambolo necessario, che molti tra voi avranno anche già sentito e risentito perché è il mio trito rosario, ecco che quest’anno andrò contro la mia natura e festeggerò questo trentunesimo genetliaco, che poi festeggiare è un parolone, diciamo che mi limiterò a non mandare affanculo chi mi farà gli auguri, cosa che faccio regolarmente di solito, ma cercherò anzi di rispondere con un timido e malfermo “grazie” e probabilmente brinderò più volte trattenendo le lacrime perché dovete capire che primo mi sto facendo violenza e secondo questo sarà un compleanno feroce, sarà un compleanno della mancanza, dell’assenza e sarà solo il primo; tutti quelli che seguiranno porteranno con sé questa ferita medicata col sale (a cui forse aggiungerò tequila e limone), un taglio rosso brillante dagli angoli piegati all’insù. Ma probabilmente proprio per questo è bene che io brindi, è opportuno che regali sorrisi compiacenti alle persone che mi penseranno, per allontanare un po’ l’abisso e la vertigine sconfinata che a lui m’attira e mi chiama; perché alla fine sapete che vi dico? Vaffanculo, me lo merito di festeggiare, o meglio di esorcizzare. Si, me lo merito perché sono stata brava, sono stata una roccia, indistruttibile e inattaccabile, con le radici ben piantate nella terra, sono stata forte come una quercia secolare, non sono sprofondata, mi sono scorticata mani e corpo ma sono rimasta in piedi, piegata dalla tempesta ma comunque in piedi. Se lo meritano le mie lacrime, tutte quelle versate, tutte quelle trattenute, in due lunghissimi anni passati all’inferno, che si sono andate a innestare nella faringe lasciandomi a volte mutilata nei suoni, incapace nel verbo, con quel groppo impossibile da mandare giù, da digerire. Si, sono stata brava, e se non me lo dite voi me lo dico da sola, che sono abbastanza fiera di me, che sono ben corazzata e per questo resisto agli urti, alle ferite, alle amputazioni, anche alle più macellaie. Sono stata brava perché non è facile conservare la sanità mentale dopo una tragedia, si è giustificati no ad impazzire un pochino? No, io non sono impazzita punto, o almeno non più di quanto non fossi prima ecco, e ora basta perché questo pezzo è venuto forse un po’ patetico e la cosa mi indispone lievemente poiché detesto il patetismo, i sospiri e la continua ostentazione del dolore privato ad ottenere compassione, sicché chiuso, fine, stop.

E quindi tanti auguri a me, tanti auguri Furiosa, happy BIRDday to me (speriamo), alla fine sono contenta di come sei anche se vai come tutte le cose di questo mondo verso la vecchiaia, il decadimento e la morte e questi anniversari ce lo ricordano di continuo, ma quest’anno mi unisco anch’io al gregge e faccio finta di no, brindo a me, brindo alla mia sanità mentale e alla mia forza e soffio fiera sulle trentuno candeline, le prime sotto il segno dell’assenza. E se qualcuno mi vede anche solo spuntare una lacrima sia clemente, non faccia polemica ma piuttosto, mi riempia il bicchiere.

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