From The Muddy Banks of Treviso

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Non ho capito perché se uno va via qualche giorno i rientri devono essere sempre così devastanti, cioè perché, regolarmente, uno deve essere accolto continuamente da notizie di merda come un grosso WELCOME HOME, srotolato tipo striscione da curva nord direttamente al casello di Pistoia, o Fistoia o anche meglio Tristoia, palesemente a presa di culo? Qualcuno me lo spieghi perché questa cosa mi da sui nervi. Non c’è mai verso di stare tranquilli, l’impatto con la quotidiana realtà è mostruosamente così terribile ogni volta, e allora volevo cominciare in maniera molto forte con un fragoroso PORCODDIO sfogatorio. E comunque è tutto una mmerda e mai una gioia, rigorosamente, mai.
Ma io non volevo parlarvi di tristezze e lutti, volevo parlarvi di altro, di Treviso, dell’HomeFestival, di questo week end pazzo, allucinogeno e divertente, ma figuriamoci se potevo partire in maniera spedita e leggera. No cari miei, i rientri sono terribili, i rientri sono sempre tutti terribili e temo non si possa evadere da questa legge di natura. Poi mi sembra già di sentirvi, ma che palle, ora tutte le volte che te ne vai aggiro ci devi propinare una filippica sul viaggio? Eh, un po’ c’avreste anche ragione a pensarlo; io lo penserei. Ma da qui ad un po’ non penso mi muoverò poi molto, dunque non rompete il cazzo e ascoltate, che già son nervosa stamani, non vi ci mettete anche voi.
Allora su dicci, che ci sei andata a fare in questa Treviso? Bè tanti lo sanno, ma ridiciamolo che come dicevano i latini repetita juvant. C’era questo mega festival di musica, arte, mostre, performance, letteratura e molto altro e infatti l’area dov’era ubicato era molto grande, grande quasi quanto le zanzare che ci hanno accolto festanti e vampire rimandandomi a casa come una vera e propria appestata (non pungevano, mordevano direttamente, forse erano mutazioni genetiche perché al posto degli stiletti boccali avevano vere e proprie zanne). Era forse un po’ caotico, come atmosfera generale, a causa dei molteplici palchi su cui suonavano i gruppi, rigorosamente tutti in contemporanea e insomma l’effetto acustico ti prendeva un po’ a ceffoni nel viso, ma tutto sommato visto che il tema era il circo ci poteva anche stare.

Ma veniamo a noi, in occasione dei 40 anni dalla fondazione dei Ramones, l’Home ha organizzato l’evento al livello europeo in collaborazione con il museo Ramones di Berlino con un’intera area a loro dedicata, dj set e proiezioni. E infatti qui arrivo io, che in realtà una grande fan dei suddetti non sono nemmeno; ho realizzato con i Santimatti Studio che mi hanno voluta come attrice (e che già partecipavano con la loro bellissima mostra fotografica su Il Pasto Nudo di Burroughs) il video di un minuto e mezzo I ate Ramones, dove appunto ci sono io che mangio una foto dei Ramones, anzi la rifaccio, visto che è stato pensato per un montaggio al contrario. Bhè si, sono andata a prendermi il mio minuto e mezzo di gloria.
E quindi iniziamo: il pass che apre tutte le porte e le tessere annonarie del cibo e del bere; l’innato nazismo dei veneti e le squadre di polizia per qualsiasi cosa in particolare le Waffen SS della cazzo di raccolta differenziata; le crepes alla nutella dell’una di notte; lo stand Bookaniers e i quizzettoni letterari in cui ho vinto due libri (e guardate che non a caso ho beccato l’abbinamento “La morte si sconta vivendo”- Ungaretti); la bomba d’acqua di un’ora che ha allagato ogni cosa; gli Afterhours per la prima volta dal vivo, belli potenti, li ho snobbati negli ultimi anni ma mi son parsi davvero immensi, almeno le tonsille di Manuel Agnelli lo erano di sicuro; i Rumatera, una roba che se non la vedete dal vivo non ci potete credere e non in senso positivo eh; e poi, la nottata intera passata nel fango con la macchina completamente impantanata e scene da un’apocalisse che pareva di stare a Firenze nel ’66 e lo sciagurato sul trattore che a suon di diocan trascinava via dal fango questo coaugulo impazzito di autovetture intrappolate nella melma, l’omino delle foglie e il suo aplomb e gli angeli del fango che dopo due ore mi hanno spinto con non poche difficoltà e ancora i sempreverdi diocan verso l’uscita, la vittoria, la libertà; la macchina completamente ricoperta di mota e un’ora la mattina dopo per lavar via il grosso; l’albergo contiguo all’ospedale e le madonne tirate del portiere di notte quando ci ha aperto alle quattro ripresosi subito dopo il mio sguardo giannino-schiaccino dopo la nottata allucinante e senti testina di cazzo se non tu ti cheti ce n’è anche per te stanotte bada; la spaghettata e le C; Treviso carina ma non entusiasmante; le sale da tè e le librerie fotoniche; nord-est di ostentata ricchezza; banchini per raccolta firme a favore di un Veneto indipendente e lievemente nazi; Extrema e Destrage, gruppi improponibili, disagio&fastidio antiestetico; Save the Nerd; la lunga lotta per conquistare una birra; un rave; un tizio sicuramente sotto cartone, senza una scarpa e completamente innamorato di me; macchina su asfalto DAVANTI ai cancelli e ieri sera c’avete fregato ma stasera vi si va in culo portando 666 che con il nostro pass si fa le mega vipS; e poi il sole finalmente, un pranzo in centro, vinello, C e filosofia; ripartire e 45 minuti per fare il metano sull’autostrada e la morte sfiorata a Bologna; riabbracciare la mia canina caduta in depressione e poi tornare a casa.
E quindi grazie a Chiara, compagna di viaggio e di (dis)avventure, a Phil e Pel ormai megamici, e a Pina che si è data un gran da fare per noi, anche se l’ho vista poco. Il weekend è stato intenso, del resto io non mi annoio mai e forse, se mi leggete, non vi annoiate nemmeno voi.

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