TUTTO BENE A PARTE LA VITA

La-locandina-del-Processo-di-Kafka

Un uomo si sveglia la mattina e viene arrestato. Non gli viene rivelato il capo d’imputazione e non gli sarà rivelato mai per tutta la durata del processo. Una roba da romanzo dell’assurdo cecoslovacco anni ’20. Non crediatelo. Tale situazione kafkiana si può presentare in ogni momento nelle nostre vite, le circostanze sono per lo più affidate a ipotesi, congetture, fatti meditati dagli altri sulla nostra persona. Ok, sicuramente c’entriamo di mezzo anche noi, ma non in maniera così diretta, non nel senso di causa-effetto classico che si potrebbe pensare insomma. Il nostro personale errore sta quasi sempre a monte e diventa piccolo piccolo e lontano man mano che la valanga scende a valle e si carica sempre più di ulteriore materia che ingigantisce e deforma i fatti come una lente d’ingrandimento deviata. Ecco, stamattina ho sperimentato questa situazione letteraria sulla mia pelle. Non perché mi abbiano arrestata, l’arresto forse sarebbe stato meno incredibile, ma perché ho passato l’intera giornata cercando di difendermi, oltreché di capire di che cazzo mi si accusasse. Perché naturalmente ho chiesto, ma non mi è stato dato di saperlo, nessuna spiegazione, così, una roba dell’assurdo e via. Guardate che non è facile difendersi da non si sa che accusa. Per la verità un’accusa generica è stata mossa ma non è stato definito il fatto, né nessuna prova è stata addotta, probabilmente per via che il fatto non sussiste. Ma che ci stai dicendo? Direte voi. Va bé, non devono importarvi i dettagli né l’identità dell’altro. E’ una questione di riservatezza, del resto la prima regola del fight club è che non si parla del fight club (era su rai movie ieri sera, che si sia stati in più d’uno ad averlo ri-visto? Polessé).       La cosa che deve importare è la riflessione amara che scaturisce da queste vicende paradossali e assurde (lo so, l’ho già detto troppe volte “assurdo” ma in effetti nessun vocabolo descrive meglio) per cui si sa con certezza di essere nel giusto, si è certi della propria rettitudine e si andrebbe sul rogo pur di difenderla, ma possiamo e dobbiamo esser giusti con chi non lo è con noi? Con chi muove accuse un po’ a caso, accuse fantasma delle quali si chiedono spiegazioni che puntualmente vengono negate? Probabilmente non sarei un bravo avvocato, nemmeno di me stessa; son sempre solita confessare i miei sbagli e le mie mancanze, anzi sono la prima ad ammetterlo, non ho problemi a definirmi come un essere umano finito e fallace. Se mi ostino a difendere la mia innocenza è perchè so di essere innocente, solidarietà piena e totale a Josef K. in questo, ma non potete sapere (o forse si) quanto è difficile difendersi contro un muro di gomma e ostilità. E quanto gli abusi di potere mi stiano fortemente sul cazzo. Mi rendo conto di essere tornata nuovamente sul tema della giustizia. Che forse dovremmo più appropiatamente chiamare ingiustizia, tanto è lontana da chi è effettivamente nel giusto, lontana come la cima della montagna da cui si è staccata la valanga che arriverà a valle schiantando tutto ciò che incontra nel suo cammino (ad esempio il fu radiatore della mia macchina). Ma del resto, come dicevo tempo fa, il concetto di giustizia è artefatto, umano troppo umano, presuppone la figura del giudice, un uomo che si erge al di sopra degli altri e giudica, quanto di più odioso e non venitemi a dire che incarna la legge, perché potrei ribattere E CHI CAZZO LE FA LE LEGGI? Borda, risiamo al punto iniziale, la giustizia, una giustizia deontologicamente fondata, può esistere? O è forse un concetto un po’ tantino relativo? E chi ha detto che ciò che è bene per te sia bene anche per me? Ed ecco un altro concetto del cazzo, anzi altri due. Il bene e il male. Lo sapete no, che in natura tali assurdità non esistono? Sono nati con gli uomini, più precisamente con le leggi, quanto vi piace appellarvi alle leggi, anche se son quanto di più deleterio ci possa essere. E si, dunque stasera ho questa deriva anarchica, e chissà forse anche un po’ brigatista, certe cose te le fanno davvero rimpiangere molto le BR, del resto SIAMO TUTTI POSSEDUTI DALLO STATO. Siamo posseduti mentalmente, siamo divinità create a nostra immagine e somiglianza da una grande masturbazione mentale collettiva. Siamo inappellabili e non dobbiamo spiegazioni a nessuno, siamo la bianca sborra che cola sul mondo specchiante l’immagine di un dio segaiolo che si trastulla tra un post su facebook e l’ultima puntata della serie di tendenza da guardare, commentare per poi finire tutti quanti a parlare nello stesso modo, omologati, robotini con uno smartphone incapsulato, saldato direttamente nella mano. E forse è questa la prigione, l’impasse incredibile, la metafora dell’arresto, questo solipsismo cosmico che ci pervade e ci allontana sempre più gli uni dagli altri, feroci mostri a più teste desiderosi di sbranarsi l’uno con l’altro, facendoci credere esseri sovraumani quando poi magari sbagliamo anche la più elementare grammatica del più elementare messaggio di whatsapp.

Sono digiuna da tutto il giorno perché il nervoso mi ha contratto i muscoli dell’apparato digerente. Quando ho un grande dispiacere, succede sempre. Mi rattrappisco. Non mangio. Mi fisso sul problema in questione in modo compulsivo, vorrei non farlo ma non riesco, sono autistica anche in questo, la testa si svuota, viene occupata soltanto da quel ringhio imbizzarrito che sibilando prende la forma di un nero sudario che riveste di precisione tutto l’encefalo. Come vorrei che da una parte mi entrasse e dall’altra mi uscisse. Ma non accade mai, mai, mai, mai e poi ancora cazzo mai. E per questo non mangio, e per questo parlo da sola, e per questo son distratta e faccio incidenti per la strada spaccando mezza macchina per concludere degnamente di merda una giornata sontuosamente di merda.

E’ una città del cazzo, abitata da gente del cazzo questa. Di tutta la verità, diceva Emily Dickinson, ma dilla obliqua. Ecco, stasera ho voluto seguire il suo consiglio con questo pubblico J’ACCUSE! e tutto avrei pensato, tranne che cominciare la mia vita in questo splendore di dimora scrivendo di una tristezza così grande come quella che mi pervade stasera e che se adesso qualcuno mi chiedesse come va? risponderei senz’ombra di dubbio TUTTO BENE GRAZIE, A PARTE LA VITA. Ma forse, è così che deve andare. Si però, che cazzo, dioserpente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...