“SI PUO’ BERE ANCHE SENZA DIVERTIRSI” (Prima parte)

fedeico-ricci

Su facebook si chiamava Delitto e Castigo. Era una giornata d’agosto, probabilmente i primi giorni d’agosto, quando mi chiese l’amicizia. Faceva un caldo insopportabile e io avevo colonizzato il divano da molti giorni, la tv ronzava sui soliti programmi da due soldi che proponeva Real Time, che a proposito ho smesso di guardare, tanto l’unica cosa bella era IO E LA MIA OSSESSIONE ma me l’hanno tolta e allora meritano una lenta e giusta morte da calo dell’audience, sti stronzi con i loro format sciocchi su cupcake e uomini avezzi alla poligamia o poligonia che dir si voglia. Sono successivamente passato al canale di Focus, diverse stronzate anche lì eh, ma almeno tanti bei documentari sul nazismo e sulla nascita dell’universo non me li leva più nessuno, giusto forse la parabola quando fa le bizze. Comunque dicevo, me ne stavo inerte sul divano, il ventilatore sparato sul viso che mi prudeva per la barba incolta da giorni, ma andava bene tutto sommato, puntavo a farmela crescere, la barba si sa è molto hardcore; il tavolino andava pienandosi di bottiglie di heineken vuote e posaceneri debordanti; fumavo come un turco in quel periodo. Sul pc diverse finestre aperte, facebook, youtube dove ascoltavo i presobenissimi Napalm Death e i solarissimi Converge, youporn perché sono sempre stato un tipo da classiconi e avevo preso una fittonata incredibile per Valentina Nappi, volevo vedere tutti i suoi video e la seguivo su ogni social possibile e immaginabile del pianeta; avevo una pila di libri da leggere considerevole ma mi ero piantato sulle 943 pagine de Le Benevole di Littell dove mi identificavo benissimo con il protagonista Aue e la sua vicinanza con il pensiero della morte e volevo restare con lui per il maggior tempo possibile e infatti ci ho messo un mese a finirlo. Ho sempre questa cosa che quando prendo in simpatia qualcuno, reale o fittizio che sia non ha importanza, mi affeziono talmente tanto che divento ossessivo-compulsivo e quale sorpresa appunto per uno il cui programma tv preferito è IO E LA MIA OSSESSIONE? Mi ero da poco tatuato tutto il braccio destro, un bel tradizionale giapponese, ma la ferita non era ancora guarita bene, pizzicava molto ed io dovevo fare sforzi immani per trattenere la voglia di grattarmi così, per distogliere l’attenzione dal braccio, mi grattavo la faccia. Nel mentre bestemmiavo fortissimo. Mancava della droga, tutto sarebbe stato assai meglio con della droga in casa ma non ne avevo, allora ripiegavo sulle Wiston blu e sul luppolo, litri di luppolo.        Ah, i gloriosi giorni della disoccupazione.
Pensavo a Julie che mi scopavo in quel periodo. Era il mio sogno erotico e finalmente quell’estate l’avevo realizzato, mi sarei dato un cinque alto da solo per l’incredibilità della cosa, visto che era una fica stratosferica e tutti se la volevano chiavare e diciamo la verità, la suddetta essendo anche un po’ troia ne accontentava diversi. Non m’importava, con me c’era stato sempre un legame un po’ particolare e una tensione erotica palpabile e problematica nell’aria tutte le volte che ci vedevamo e tutte le volte che pensavo a lei mi veniva duro in trenta secondi, pensiero supportato dal ricordo dei nostri incontri amorosi che definirli una bomba sarebbe anche forse riduttivo. Le sputavo nella bocca serrandole le mani intorno alla gola e lei rovesciava gli occhi all’indietro aprendo le labbra sue rosse in una stupenda O; la scopavo piano mentre intrattenevamo conversazioni lunghissime e poi all’improvviso acceleravo, diventavo una belva, la sculacciavo quasi a sangue mentre lei sussultava in spasmi contraendomisi sul cazzo. Forse l’amavo. Julie era tanto bella quanto profondamente disturbata. Questo me la rendeva ancora più desiderabile, allora andavo a vedere le sue foto su Instagram, e diocane era una roba che toglieva il fiato, così preda dell’angoscia non sapevo che fare, sudavo, sospiravo come le shampiste, lei era sempre molto distaccata, una principessa di ghiaccio dunque io m’inibivo a scriverle in chat, non mi restava altro da fare per risolvere la faccenda che aprire youporn sulla mia bella Valentina sventrata da quattro o cinque nigeriani alti due metri e darmi sollievo con una sega. Ma il mio cuore era tutto per lei, per la mia bella e psicotica Julie.
Dunque pensavo distrattamente a lei quel pomeriggio quando vidi comparire su facebook la notifica di una richiesta d’amicizia. Si chiamava Delitto e Castigo appunto, e aveva come immagine profilo una foto di Umberto Smaila. Umberto Smaila cazzo. Sapevo che era una donna, lo avevo capito, una donna con l’immagine profilo di Umberto Smaila. Non ci potevo credere, un genio totale praticamente. A parte che ricordo sempre con affetto il grande Umbe, figura chiave della mia tarda infanzia quando mi rinchiudevo in camera mia la sera con la televisione accesa immancabilmente sintonizzata su Colpo Grosso e per altro venivo quasi sempre sgamato dai miei che si affacciavano per darmi la buonanotte e io facevo finta di fare zapping ma proprio in quei momenti il telecomando decideva di non funzionare mai, quindi ecco associo il mitico sempre a dell’imbarazzo clamoroso ma anche bello, le prime seghe sulle signorine cin cin che si aprivano così in nonchalance il reggiseno colorato, dai, ma che cosa bella! E poi ecco una donna che mette lui come immagine profilo, bhé credo sia molto avanti, dimostra gusto e anche cultura, mica ste montate fighette di legno con il rigoroso selfie mezze spogliate, finte imbronciate, fintamente colte di sorpresa (MACCOSA se è un autoscatto?), insomma l’ho subito accettata, non con l’accetta eh, nel senso l’ho accolta tra le mie amicizie, ma Delitto lì non aveva foto di sé medesima sono andato subito a controllare e mentre controllavo lei mi ha scritto su Messanger. Era interessante, m’incuriosiva ma non mi ricordo molto della conversazione se non che dopo due o tre battute languiva, io avevo bisogno di uscire a comprare le sigarette, il cane doveva pisciare e avevo diverse storyline aperte con altre donne che richiedevano la mia attenzione e il mio tempo. Che volete ho sempre avuto il mio fascino. E poi era opportuno che mi alzassi da quel divano. Dovevo vedere Letizia, la mia amica pittrice con cui ho flirtato per un po’, per un aperitivo e per parlare di quadri che avrei dovuto acquistarle, Sabina che mi voleva sempre nel suo box doccia con lei (un boxe doccia grande quanto una cabina armadio) dopo il sesso, poi c’era Olivia, la commessa del minimarket da cui andavo a comprare la birra che rimaneva imbambolata a guardarmi tutte le volte che entravo prodigandosi in complimenti su quanto scrivessi bene. Cagna che non era altro. Non avrà mai letto mezza riga di quello che scrivo, ci gioco la mia bottiglia di Sassicaia da aprire in un’occasione davvero speciale, indi per questo ancora assolutamente intatta, non deflorata. Elena la fioraia invece tutte le volte che passavo davanti al suo negozio con il cane mi lanciava espliciti sguardi di fuoco e si passava la lingua sulle labbra mettendo decisamente a dura prova la mia capacità di resistenza; cercava lo stupro credo, che altro? Avrei dovuto accontentala, si vede una volta non le era bastato. Infine dovevo pranzare con Francesca, la donna della mia vita, lei non lo sa o più verosimilmente fa finta di non saperlo anche perché attualmente fidanzata con un altro uomo e di questo io soffro in gran segreto e silenziosissimamente, ma a lei regalo i miei sorrisi migliori e pago pranzi, cene, tutto, pur d’averla con me per qualche ora. E poi naturalmente c’era Julie, la mia ossessione erotica, lo sapete ormai, ve l’ho già detto. Un lavoro di nulla stare dietro a tutte queste donne. Un lavoro sporco che mi logorava il fegato, il cervello e tutto il resto degli organi, ma che come suol dirsi, qualcuno doveva pur fare. E quell’estate, tra Le Benevole, Valentina Nappi, I Napalm Death, un po’ di scrittura e molta birra le donne mi occuparono la testa e il cazzo, chi più chi meno felicemente. Delitto e Castigo dal canto suo stava là, acquattata nell’ombra dell’impero del male di faccialibro, sempre con la sua simpatica foto del grande Umbe, per lo più silenziosa pubblicava molta musica e poco altro. Scambiammo due parole su Messanger forse altre due volte e basta. Continuava a rimanere per me un mistero. Non la capivo e non si faceva capire. Non ebbi comunque tempo di starle dietro. Nel frattempo Letizia e Sabina s’erano trovate un fidanzato e in nessuno dei due casi il soggetto in questione ero io. Continuavo ad amare teneramente (ma l’avrei amata anche parecchio carnalmente, come già avevo fatto in passato e alquanto bene, Francesca) e di conseguenza continuava il mio salasso finanziario per lei, tutt’ora in corso tra l’altro tendo a precisare, e dulcis in fundo Julie, che essendo una dissociata mentale, aveva prevedibilmente sbroccato, per cui mi aveva fatto incazzare, così tanto incazzare che l’avrei quasi appiccicata ad un muro, nonostante rappresentasse ancora la donna il cui solo pensiero mi faceva venire il cazzo duro come il ferro, ma al momento non ci vedevamo più. Con mio sommo dolore, per altro eh.

FINE PRIMA PARTE.

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