SE SON BOMBE ESPLODERANNO (Seconda Parte)

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Dopo la notizia del cancro e l’ancor più angosciante notizia che non posso più attaccarmi come una forsennata alla nicotina, rimuginando la notte nel mio lettuccio preda dell’insonnia, bhé capirete non sono propriamente la persona più rilassata del mondo in questo periodo, ho preso la decisione di mettere una bomba e far saltare in aria tutto l’ospizio. Ho preso lentamente ad odiare questo posto. E’ diventato lo specchio che rimanda l’immagine di come mi sono ridotta, un’immagine orribile, deformata, cascante. Mi fa venire la depressione. Per carità, sono vecchia già da molti anni, non è che me ne accorgo adesso, ma forse questa cosa del cancro è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ovunque ci sono vecchi bavosi, rincoglioniti e che non capiscono un’emerita sega, anche se sono ricchi. Sono già tutti morti e non lo sanno, sono morti da anni, morti dentro e lentamente, negli anni, stanno morendo anche fuori. La vecchiaia è una cosa orribile, aveva davvero ragione Marcel Proust, Rudy mi parla sempre della scena memorabile del ballo dai Guermantes alla fine de Il Tempo Ritrovato, volume conclusivo del romanzo, dove l’evidenza della cosa terribile si palesa rimbalzando di volto in volto fino a specchiarsi in quello del Narratore stesso, “il più devastante svelamento del Nulla mai concepito che fa della Recherche uno dei libri più violenti e realistici mai scritti”, così ama sempre dirmi Rudy e ha ragione. L’azione del Tempo è qualcosa di irrimediabilmente feroce, la distruzione che esso opera sui corpi nonché sulle menti, il disincanto, le disillusioni, la stanchezza morale, è un meccanismo che trancia brutalmente nei suoi ingranaggi tutte le speranze, ciò che siamo stati, ciò che non potremo più essere, la perdita della forma e della sostanza di ogni cosa. La vecchiaia è davvero la cosa terribile, poiché svela pienamente l’inganno del vivere. Credetemi. E’ una disgrazia essere vecchi, non avrei voluto invecchiare mai, si lo so, questo lo dicono in tanti ma io volevo proprio non superare la soglia dei cinquant’anni. Mi sembravano condanne atroci, soprattutto in quanto donna e ancor più in quanto bella donna, il disfacimento, la vecchiaia, l’orribile abisso nero della morte. Si, perché la vecchiaia non è altro che l’anticipazione della morte. Ungaretti diceva che la morte si sconta vivendo, io dico piuttosto che la morte si sconta invecchiando. Ero quindi fermamente decisa a non campare oltre il cinquantesimo anno d’età, in gioventù riponevo tante speranze in un bell’infartino, che ho avuto eh ma che non è stato abbastanza letale, più avanti ho anche preso in considerazione l’idea del suicidio, ma poi mi sono innamorata follemente di Miguel, attore che calcava i palcoscenici con me negli anni ’70, e sono scappata con lui in Argentina. Ah, si non ve l’ho detto, facevo l’attrice. Nel frattempo avevo anche iniziato a militare in Potere Operaio in quegli anni, degna figlia dei miei, e la fuga mi parve un’ottima soluzione perché il clima qui stava cominciando a diventare pesino. Così alla soglia dei cinquant’anni me la svignai dall’altra parte del mondo, abbandonando propositi suicida, con un uomo bellissimo, dieci anni più giovane di me, che mi amava nonostante fossi, come si dice oggi, una “donna matura”, con ardore e grande passione. Forse un po’ troppa passione. Quando mi sparò in una mano, accecato dalla gelosia, in un teatro di Buenos Aires decisi infatti che era ora di fare le valige e ritornarmene a casa. La mia vita sentimentale è sempre stata piuttosto burrascosa; non mi sono mai annoiata ecco. Ma scusate, ho di nuovo divagato, la bomba dicevo. Che poi a ben guardarlo da un’altra angolazione questo atto terroristico potrebbe essere visto quasi come un’azione caritatevole e di misericordia nei confronti delle cariatidi che si aggirano in uno stupore catatonico per queste stanze e questi corridoi tirati a lucido. C’è chi ha il cancro (vedi me), chi l’Alzheimer, chi il Parkinson, chi la demenza senile, chi se ne va a zonzo con un sacchetto per le feci legato in vita, chi ha l’artrite reumatoide, chi più ne ha più ne metta; un’intera enciclopedia delle infermità umane. Si cari, la vecchiaia va quasi sempre a braccetto con la malattia ed è una cosa pietosa assistere quotidianamente a questo spettacolo imbarazzante di decomposizione collettiva, così tanto che mi son rotta il cazzo, mi fa tristezza, darò una morte scenica ed elettrizzante a questi poveri corpi malandati. Tipo Angelo della Morte, ste robe qua. E poi dico, ma lo sapete quanti quattrini ci spillano questi vampiri assetati delle nostre finanze, questi dell’ospizio intendo. Tanti, troppi, per i miei gusti, tutti i risparmi di una vita. Razza di associazione a delinquere. La bomba è anche e soprattutto per loro.
Qualcuno potrebbe obiettarmi e tu perché non ti fai saltare in aria anche tu insieme a tutti? Perché gli altri si e tu no? Eh bhé certo, è una domanda del tutto legittima. E la risposta è che io ho già una bomba a orologeria che cresce dentro di me. Mi mangia i polmoni, la pleura, i bronchi e ha già iniziato a mietere altre vittime tra gli organi perché dalla mia bomba un giorno si sono staccate delle piccole bombettine che non sapendo che cazzo fare se ne sono andate a fare una girata per il mio corpo e hanno deciso di impiantarsi tipo nei reni, nel fegato e robe così. Tra un mese o due queste bombe deflagreranno tutte insieme, ad un segnale convenuto tra loro, anzi più corretto dire imploderanno, ed io me ne andrò per sempre, probabilmente ricordata come la vecchia terrorista che fece saltare in aria l’ospizio. Una bomba di titolo, perdonatemi di nuovo il gioco di parole, un titolo da sbatti il mostro in prima pagina, come nel film con Volonté, ah quanto mi piaceva GianMaria, ho avuto con lui anche un breve flirt, un uomo come non ne nascono più oggigiorno, un grandissimo attore. Sarà una morte brutta la mia, lo so. Morirò per soffocamento e non è proprio una cosa entusiasmante, se si pensa che ho avuto ben due infarti e nulla, nessuno dei due letale, e poi un giorno arriva un cazzo di carcinoma che mi obbliga a smettere di fumare e mi ucciderà soffocandomi. Che palle. Ciò nonostante bisogna accettare la bomba, ad ognuno la sua, possibilmente in maniera serena. Ed è per questo che sarebbe vile farsi saltare in aria con gli altri qui dentro, no, io andrò fino in fondo a questa faccenda e accoglierò la bomba dentro di me, accettando il fatto che sia lei a darmi la morte. L’unica persona per cui mi dispiace è Rudy; soffro molto a pensare che il suo corpo verrà ridotto in mille brandelli, il mio caro, dolcissimo Rudy l’amico migliore che io abbia mai avuto, anche perché in effetti ne ho avuti pochi di amici uomini, i rapporti si compromettevano quasi subito e quasi sempre in un letto; scusate continuamente queste digressioni del cazzo sulla mia gioventù andata, ma tranquilli capiterà anche a voi che oggi fate tanto i giovani spavaldi e baldanzosi, vi attaccherete ai ricordi del passato come cozze allo scoglio. Ho anche pensato di portarlo con me, Rudy dico, ma mi è sembrata un’idea sciocca, non voglio che mi veda morire, senza contare che non saprebbe prendersi cura né di me né di se stesso e poi dopo che farebbe, dove andrebbe? Povero Rudy. No no, è giusto che anche lui vada incontro al suo destino, alla grande scena finale che ho preparato per stanotte a mezzanotte. Morirà nel sonno, abbracciato ai suoi sette preziosissimi volumi del La Recherche Du Temp Perdu, con i quali va a letto tutte le notti. Vedrai Rudy, sarà un’esplosione bellissima, degna della magnificenza della scena del ballo dai Guermantes alla fine de Il Tempo Ritrovato, e l’evidenza della cosa terribile rimbalzando uno a uno sui volti degli ospiti della casa di riposo fino a specchiarsi in quello del Narratore stesso, cioè io, verrà finalmente e definitivamente annientata dal fuoco.
Sono andata su YouTube e ho digitato “come costruire una bomba a orologeria” e mi sono guardata un po’ di video sull’argomento, ho studiato, ho preso appunti e ho racimolato un po’ di materiali, qualcuno l’ho comprato su internet e me lo sono fatto spedire. Ci ho messo un po’ di tempo per non destare troppi sospetti. Le mie esperienze non propriamente ortodosse nella militanza degli anni ’70 poi hanno fatto il resto. Ho piazzato la bomba nel salone principale, sotto la televisione e l’ho programmata sulle 00:00 in punto. Non ci sarà nessuno lì davanti a quell’ora, saranno tutti a dormire.
Ho detto alla direttrice che me ne andavo due giorni a trovare una mia cugina alla lontana che viveva al mare. Era l’unica parente di cui ricordassi l’esistenza e volevo salutarla prima dell’ineluttabile mia fine. Naturalmente non era vero niente e la direttrice aveva un po’ storto il naso “ma insomma, nelle sue condizioni, un viaggio non mi sembra molto indicato” fiutando forse l’odor di cazzata ma le ho risposto che ho girato mezzo mondo e non sarà certo un cazzo di tumore ad impedirmi di prendere un treno e andarmene al mare. Già che mi impedisce di fumare, non gliene darò altre vinte. Così le ho risposto. Lei, a malincuore, di fronte alla mia risolutezza ha dovuto accettare e mentre facevo retromarcia sulla mia seggiolina a rotelle motorizzata e uscivo dal suo ufficio, sghignazzando sotto i baffi, mentalmente le ho detto “Adios, brutta stronza”. Mentre facevo la valigia Rudy si è affacciato alla porta della mia camera. Ho avuto un sussulto. Mi ha chiesto se andavo da qualche parte e gli ho risposto con la solita scusa inventata. Mi è sembrato un po’ triste. “Rudy sto via solo due-tre giorni” ho sorriso ricacciando indietro le lacrime. E’ uscito per ricomparire dopo poco con i sette volumi del La Recherche in mano “Tieni portali con te, voglio che tu li abbia”, mi ha dato un bacio tremolante sulla fronte e poi è uscito. Sono rimasta senza parole e sono scoppiata a piangere come un’adolescente alla sua prima delusione amorosa, solo che io non sono un’adolescente, sono soltanto una vecchia acida del cazzo che ha una bomba ad orologeria dentro di sé e ne ha piazzata un’altra sotto un televisore per far saltare in aria tutto quello zoo di umanità decomposta che non ce la fa più a sopportare perché troppo simile a lei. Ecco quello che sono, penso uscendo di lì nella luce del pallido sole di gennaio con Proust sottobraccio mentre Arturo, l’inserviente, carica il mio trolley sul taxi e poi mi aiuta a salire sul sedile posteriore; in quel momento alzando gli occhi intravedo Rudy che fa capolino dietro il vetro di una finestra al primo piano e sollevando timidamente la mano mi saluta per l’ultima volta.

 
Sono su un treno diretto a Parigi, vado a vedere la tomba di Marcel Proust, gli porterò un fiore da parte di Rudy rifletto cullata dall’ipnotico dondolio del treno, quando alzando la testa vedo il titolo a caratteri cubitali sul giornale che sta leggendo il passeggero seduto di fronte a me “BOMBA ALLA CASA DI RIPOSO, RICERCATA ANZIANA OTTANTASETTENNE, EX ATTRICE, MALATA DI CANCRO E CON PASSATO DA TERRORISTA DATASI ALLA FUGA”. Ah ma che bella recensione! Quanto mi ci sarebbe stato bene ora un bel ciccone ad esaltare lo scatenarsi delle endorfine, penso, come dopo una grandiosa scopata. Tossisco convulsamente, più al pensiero della scopata (roba del paleozoico per me) che non della sigaretta ma mi ripiglio in fretta fortunatamente. Poi da dietro le spesse lenti degli occhiali comincio a leggere il libro che ho tra le mani “A lungo, mi sono coricato di buonora la sera…”

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